Il sopralluogo è la metà del lavoro. Torno sul posto qualche giorno prima con le stesse ore di sole della data fissata, segno dove la parete entra in ombra, misuro quanto tempo serve per spostare le corde fisse da un settore all'altro. Il piano della giornata nasce da lì: le inquadrature ampie quando la luce è radente, i dettagli di prodotto nelle ore piatte, i ritratti quando il sole scende dietro la cresta.

Con i brand lavoro quasi sempre con atleti veri, non con modelli. Un climber che scala per davvero appoggia i piedi dove vanno appoggiati, si sporca le mani di magnesite nel modo in cui succede, porta l'imbrago con i materiali disposti come li dispone chi li usa. In post-produzione non si aggiusta niente di tutto questo, e chi guarda le immagini se ne accorge anche senza saperlo dire.

Still life di attrezzatura da arrampicata
Il prodotto fotografato dopo una giornata d’uso, non prima

Il prodotto si usa, poi si fotografa

La richiesta più frequente è mostrare il capo o l'attrezzo "in azione". Funziona solo se l'azione è vera: il guscio va indossato quando il vento lo giustifica, la corda va caricata, le scarpette vanno chiuse come le chiude chi sta per partire sul tiro. Preferisco fotografare il prodotto a fine giornata, con la polvere e le pieghe di dodici ore di lavoro, piuttosto che appena uscito dal cellophane.

Al brand consegno una selezione ragionata: verticali per le storie, orizzontali per il sito, qualche dettaglio stretto per le schede prodotto, e una nota su cosa è stato scattato dove, con che atleta e con che liberatoria. La campagna la montano loro; il mio lavoro è che ogni file regga da solo.