Per questo il sopralluogo lo faccio anche qui, come in parete. Arrivo in anticipo, giro la location, capisco da dove entra la luce in chiesa o in sala, dove si formeranno i capannelli durante l'aperitivo, quale porta useranno gli sposi per uscire. La giornata poi va per conto suo, com'è giusto: ma se conosco il campo, mi basta spostarmi di pochi metri per essere già lì quando qualcosa comincia.
La discrezione è una tecnica, non un carattere
Stare fuori dai piedi non significa stare lontano. Significa scegliere posizioni dove la mia presenza non cambia quello che sta succedendo: di lato al gruppo e non di fronte, dietro una spalla amica, seduto tra gli invitati durante i discorsi. Dopo la prima mezz'ora la macchina fotografica smette di essere una notizia, e da quel momento le persone tornano a comportarsi come si comportano davvero.
Non chiedo pose, e quando serve un ritratto degli sposi lo rubo ai tempi morti: cinque minuti tra la cerimonia e l'aperitivo, la luce che nel frattempo si è abbassata, due persone che finalmente respirano. Le fotografie che restano appese in casa, negli anni, sono quasi sempre queste.
«Non ci siamo accorti di te fino al taglio della torta. Poi abbiamo visto le foto e c'era tutta la giornata.»